Moltissime le offerte culturali del territorio albisolese.
Si possono vistare la Chiesa di Santa Maria a Ellera
con resti della fine del X secolo, la Parrocchiale di
S.Nicolò a Superiore (ricostruzione del XVII secolo,
affreschi settecenteschi di Paolo Gerolamo Brusco, pulpito
ligneo barocco del 1655, sculture di A.M. Maragliano
e F.Schiaffino. In sacrestia reperti archeologici del
III-IV secolo). Ci sono poi la Parrocchiale di Ns Stella
Maris di Capo (origine romanica, con Madonna lignea del ‘400
e bassorilievo di Manzù) e il Santuario di Ns
della Pace (1578). Quest’ultimo fu edificato su
una cappella preesistente (1482) che è diventata
l’attuale cripta, per porre fine alle dispute tra
gli abitanti di Stella e quelli di Albisola (sembra che
una voce misteriosa abbia ripetuto tre volte “pace”).
Tre le navate, ognuna a tre campate: sulla volta l’episodio
mistico e a sinistra la Cappella dell’Apparizione
(si festeggia il 18 ottobre).
Bellissime le testimonianze della ceramica di cui restano
importanti testimonianze: la più antica nella
casa di riposo. L’autore è Giovanni Giacomo
Sciaccarama (1554) e riproduce in bianco/blu una deliberazione degli amministratori:
la prima lettera riproduce la Madonna, il Bambino e S.Giovanni. Del ‘600
la Confraternita di Ns della Neve. Le Ville: Gavotti e Balbi. Villa Gavotti (o
Della Rovere) fu iniziata nel XVIII secolo da Francesco Maria Della Rovere, doge
della Repubblica di Genova (1765- 1767), e portata a termine dalla moglie Caterina
Negrone. Al piano terreno si trovano tre saloni delle feste (a sinistra) che
danno sul giardino: qui vi trionfano stucchi e decorazioni, mobili e specchiere
dedicati a primavera, estate e autunno. La sala dell’inverno rimane sulla
destra e appare al visitatore come una grotta marina con conchiglie. Restano
le piastrelle con il simbolo araldico della quercia. Nella Cappella si trova
un organo del 1762, di Tommaso Roccatagliata di S.Margherita con un bassorilievo
di Francesco Schiaffino. Su tutto dominano le due grandi terrazze balaustrate
con marmi di Carrara che si chiudono nella parte opposta della villa (una di
queste dà accesso agli appartamenti del piano nobile con ricche pareti
decorate) con eleganti scalinate con vasca al centro. Più oltre, nascosta
dalla vegetazione, una statua di “Ercole contro il leone”. Nel giardino
alberi da frutto e vigna, quattro fontane con statue di delfini e i grandi vasi
per gli alberelli di limone. Poi ancora gli edifici per la servitù e i
viali. Nei pressi della Villa, le “Cantine”: una torre e due magazzini
adibiti alla produzione del vino. Esistente già nel XVII secolo, sorge
sul mare la Villa di Francesco Maria Balbi che vi arrivava direttamente con la “feluca”,
tipica imbarcazione. Una doppia scalinata conduce all’interno del piano
nobile; ammirevole il padiglione con tetto cuspidato che copre l’ingresso.
Non sono rimasti gli arredi originali, ma la Soprintendenza ha curato il restauro
della decorazione pittorica delle finte colonne su fondo verde.
Da via Italia,
svoltando per via Colombo, si raggiunge il sagrato concentrico bianco e nero
(i disegni centrali sono di Agenore Fabbri e Mario Rossello) della Parrocchia
di Ns Signora di Concordia (festa l’8 settembre). Una Chiesa del ‘500,
ma con facciata del 1903. All’interno tre navate e numerose opere di grande
pregio come il gruppo in legno policromo “Riposo durante la fuga in Egitto” del
Maragliano, gli affreschi di Paolo Gerolamo Brusco e Andrea Ansaldo, la “Via
Crucis” in ceramica di Federico Quatrini. Pezzo notevole la pala d’altare
in formelle di maiolica di Gironimo da Urbino e A. Salomone del 1576 che proviene
dalla Chiesa di S.Antonio (distrutta) e raffigura l’ “Adorazione
dei pastori” di Andrea Semino. Altro scorcio all’Oratorio di S.Giuseppe
(1608). Più all’interno rispetto all’abitato sorge Villa Jorn,
donata al Comune nel 1973. La villa sembra sia stata casa natale di Papa Giulio
II e raccoglie tuttora importanti opere dell’artista danese Asger Jorn.
Da piazza della Concordia per le vie Grosso e Salomoni si arriva alla settecentesca
Villa Faraggiana, appartenente alla famiglia Durazzo, dogi genovesi. Tra gli
alberi, spicca il colore rosso traversato da stucchi e fasce orizzontali, mentre
all’interno si possono ammirare stupendi arredi d’epoca e un pavimento
di piastrelle del XVIII secolo. Committente fu Gerolamo Durazzo che volle una
dimora per la villeggiatura. La prima edificazione era sostanzialmente di forma
cubica, poi il doge Marcellino Durazzo volle aggiungere due gallerie laterali
(1750 circa). Fu venduta nel 1821 ai Faraggiana. L’ultimo proprietario
la lasciò al Comune di Novara che l’ha aperta nel 1968. Caratteristica
della costruzione è la diversità degli ambienti. A ponente la “Galleria
delle Quattro Stagioni” (pavimento piastrellato in ceramica maiolicata
azzurra, sculture in legno dorato di F. Parodi ispirate alla stagioni come anche
le volte e grandiosa specchiera che raffigura “Narciso alla fonte”),
a levante la Cappella di Ns di Misericordia (affresco del savonese Giacomo Agostino
Ratti del 1736, decorazioni del ‘700 e diversi paramenti religiosi), al
piano nobile trovano spazio sala di musica, biblioteca, salotti, stanze da letto
(mobili intarsiati, stucchi, letto barocco a baldacchino rivestito in seta).
Nel verde del giardino spiccano due peschiere con vasche sagomate dominate dalle
statue di Bacco e Diana. Oltre alla Villa, i Faraggiana divennero proprietari
di un’azienda agricola con frantoio, cantine, distilleria e due fornaci.