Albissola
Marina nacque nel XV secolo attorno alla Chiesa di S.Benedetto.
Fino al XVI secolo rappresentava la parte occidentale di Superiore
con la quale condivise vicende e sviluppo. Al tempo era però chiamata “borgo
basso”. Subì il passaggio dei barbari di Rotari
(641), entrò nei possedimenti dei Marchesi del Vasto (1091)
poi di quelli di Ponzone. Possesso aleramico fu spartito tra
famiglie nobili locali e genovesi e Savona. Con la sconfitta
di quest’ultima e la vittoria di Genova nel 1250, le Albissole
finirono sotto il controllo della Podesteria di Varazze. In seguito
divenne Comune autonomo e crebbe con l’arte della ceramica,
regolamentata con i “Capitula artis figulorum loco Albisola” del
1589. Del XVI secolo sono le prime fornaci e i reperti più antichi
conservati. Si tratta, ad esempio, del pannello della Madonna
della Sapienza (1554) e dell’ “Adorazione dei pastori”,
interpretazione di un quadro del ligure Antonio Semino fatta
da G.Tommasi di Urbino (1576) e custodita nella Chiesa di Ns
di Concordia. Sul territorio consolidarono la loro influenza
artistica le famiglie dei Grosso e dei Conrado prima, dei Salomone,
Siccardi, Pescio poi. Nel 1615, comunque, Albissola Marina si è resa
Comune indipendente da Superiore.
Nel ‘700 è Andrea
Levantino a portare innovazioni con l’uso del colore rosa
manganese, un secolo più tardi toccò a Bartolomeo
Seirullo e al bruno chiaro. Superata indenne la dominazione napoleonica
con l’annessione al Dipartimento di Montenotte, Albisola
rimase capitale della ceramica. Attraverso nuove tecniche, materiali
sperimentali, grazie all’ingegno di artisti locali e stranieri,
quest’arte è giunta fino a noi capace di interpretare
al meglio il passaggio dei tempi. Albisola ha dato i natali a
Papa Giulio II Della Rovere, alla Santa Maria Giuseppa Rossello
e al poeta Angelo Barile. Albisola Superiore corrisponde all’antica “Alba
docilia”, stazione romana sulla Julia Augusta. Il nome “Alba” che
significava “centro abitato” e “docilia” da
un nome familiare. Oggetti in pietra e metallo confermerebbero
l’esistenza del nucleo ancor prima della conquista romana
(180 a.C.) di cui rimangono invece alcuni resti presso la Chiesetta
di S.Pietro, antica pieve rifatta in stile neoromanico dopo il
terremoto del 1887 da parte di Alfredo d’Andrade. Le attività connesse
al ritrovamento sono riportate all’agricoltura; la parte
verso il mare era residenziale e decorata con mosaici, intonaci
dipinti, marmi pregiati, capitelli. Dotata di riscaldamento (intercapedine
per l’aria calda) e impianto termale, camere per gli ospiti,
fu abitata sino al V secolo e poi abbandonata.
Albisola fu distrutta
al passaggio dei Longobardi di Rotari (641) e ricostruita ai
piedi della Collina del Castellaro dove si sviluppò (un
Castello è riportato in un documento del 1121, ma la sua
costruzione pare anteriore). Feudo del Marchese Bonifacio del
Vasto (1091) e dei Marchesi di Ponzone, fu possesso aleramico
di Guelfo, sua moglie e della figlia Ferraria. Alla morte di
quest’ultima il territorio passò in parte al Savona
e a famiglie locali (Malocello) e genovesi (Doria). Con la vittoria
di Genova su Savona (1250), Albisola venne assimilata e posta
sotto la giurisdizione della Podesteria di Varazze (1343). Nel
1389 vennero emanati i primi statuti sull’economia (agricoltura,
allevamento). Il XV secolo fu quello della ceramica, mentre nel
1615 Albisola si proclama Comune. Alla fine del XVII secolo comincia
lo sviluppo della costa con la nascita di diverse fornaci. Tra
le famiglie nobili si insediano i Balbi, i Brignole e i Della
Rovere che modificano il territorio (regimazione del Sansobbia).
Albisola subì in seguito il destino della Repubblica genovese
e l’annessione alla Francia (nel Dipartimento di Monenotte).
Nel 1797, Ellera si staccò da Superiore per tornare a
farne parte nel 1929. Intanto si portano avanti l’Aurelia
litoranea (conclusa nell’800), la ferrovia Genova- Ventimiglia
e il tratto verso Savona (aperto nel 1931).